Ci sono giorni in cui la strada ci chiama, non una strada qualsiasi, ma un sentiero che ha il sapore della storia e il profumo intenso della natura. Vi invitiamo a seguirci in un'emozionante escursione ad anello. Preparate le vostre mountain bike: ci aspettano 3 ore e mezza di avventura, con un dislivello dolce di circa 110 m, classificato come facile, ma infinitamente ricco di sorprese.
Dove iniziamo?
Il nostro viaggio prende il via a Ponte Cappuccini, un piccolo borgo che ci accoglie sulla provinciale Montefeltresca. Lasciamo le nostre auto nel parcheggio vicino al Centro Visite e, con l'entusiasmo che solo l'inizio di un percorso può dare, saliamo in sella. Dopo un breve tratto sul marciapiede, imbocchiamo la sterrata che segna la vera partenza della nostra esplorazione. La ruota inizia a macinare terra e ghiaia; attraversiamo il fosso del torrente Apsa, e la strada si fa gradualmente in salita, regalandoci subito il primo respiro di campagna.
Pedaliamo tra antiche stradine e mulattiere, vere e proprie gallerie naturali incorniciate da siepi che sanno di bosco: il bianco del biancospino, il rosso della rosa canina, il profumo inebriante del caprifoglio. Arrivati all'asfalto, una manovra rapida e ci ritroviamo nel cuore rurale di Ca’ Mancino, pronti a imboccare una nuova, divertente discesa sterrata. Superiamo un rigagnolo, e ci fermiamo un attimo per respirare a pieni polmoni: è l'aroma rinfrescante della menta d'acqua che ci avvolge!
La Magia Medievale di Pietrarubbia ci aspetta!
Dopo un tratto che ci fa sentire dei veri biker, una vecchia stradina, quasi inghiottita dalla vegetazione, ci offre una scorciatoia suggestiva, prima di riportarci sulla via che sale verso il culmine del nostro anello: l'incantevole borgo medievale di Pietrarubbia. Il nome, che deriva da Petra Rubea, ci svela subito la sua essenza: una roccia rossastra su cui si erge, maestosa, la torre del castello.
Lasciamo le bici per un meritato riposo e ci addentriamo in questo "nido d'aquile" che fu roccaforte dei Montefeltro. La torre principale, ancora intatta, veglia silenziosa sulla vallata. Possiamo esplorare l'antica chiesa di San Silvestro, il museo delle ceramiche, e ammirare le sculture in metallo, alcune del celebre Arnaldo Pomodoro. Un luogo che nutre la nostra sete di storia e di arte, prima di riprendere la strada.
Il Dito del Diavolo e l'Antica Via Romea
Lasciato il borgo, la nostra avventura ci porta a salire all'ombra, lungo il sentiero CAI 108. È un percorso che, man mano che si apre, ci regala visioni sempre più vaste, fino a quando all'orizzonte compaiono le sagome imponenti del Sasso Simone e Simoncello.
Ma l'attenzione è tutta per una bizzarra e magnetica formazione rocciosa sulla destra: Pietrafagnana, chiamata anche il Ditone. Sembra la sagoma perfetta di un castello con la sua torre, ma è l'erosione naturale che ha scolpito il "dito del diavolo", un monolite avvolto in storie e leggende. Se ne abbiamo le energie, possiamo lasciare momentaneamente le bici per salire fra le rocce e goderci un panorama a 360°: da Pietrarubbia a Est, alla dorsale Catria-Nerone a Sud, fino a intravedere San Marino a Nord-Est. Tra le fessure della roccia, ci sorprendono le fioriture di timo e l'elicriso, che profuma intensamente di liquirizia.
L'ultima parte del percorso è un trionfo di colori. Attraversiamo la provinciale e imbocchiamo la sterrata che sale verso Montale. Stiamo pedalando sulla formazione delle Argille Varicolori: dopo le arature, la terra si accende di sfumature di rosso, verde, grigio. Se siamo fortunati, potremo notare le curiose "scodelle del diavolo", formazioni di Calcite che la terra ci regala.
Al bivio, prendiamo a destra, imboccando il sentiero CAI 107. Questa discesa finale non è una strada qualunque: stiamo percorrendo un tratto dell'antica Via Romea, l'antica via di pellegrinaggio che univa Rimini a San Sepolcro. Sentirsi parte di questa storia, pedalando dove secoli di viandanti hanno camminato, è la degna conclusione di questo viaggio.
Ritorniamo sull'asfalto, svoltiamo a destra nei pressi del convento di San Silvestro, e in pochi minuti siamo di nuovo a Ponte Cappuccini.
Stanchi ma ricaricati, le nostre gambe hanno macinato chilometri, ma i nostri occhi e la nostra mente hanno attraversato secoli di storia e un paesaggio di bellezza ineguagliabile.